• Luci d’infanzia

    Il mio ricordo più remoto dell’incontro con l’ineffabile è uno stato di trance: il mio primo, originario dialogo con la luce. Ritorno ai pomeriggi d’estate della mia infanzia, quando mi veniva chiesto di riposare anche se il sonno non arrivava. In quelle stanze sospese, trafitte da sottili lame di sole che filtravano dalle persiane, nasceva […]

    Il mio ricordo più remoto dell’incontro con l’ineffabile è uno stato di trance: il mio primo, originario dialogo con la luce. Ritorno ai pomeriggi d’estate della mia infanzia, quando mi veniva chiesto di riposare anche se il sonno non arrivava. In quelle stanze sospese, trafitte da sottili lame di sole che filtravano dalle persiane, nasceva per me un mondo silenzioso: piccoli raggi scivolavano sulle pareti, tracciando percorsi misteriosi e invitandomi a una danza muta.

    È lì che ho sperimentato una forma primordiale di trance. Una danza immobile, vissuta interamente dentro di me, dove il corpo rimaneva quieto mentre lo spirito si muoveva. Come una ballerina invisibile, incastonata nello spazio interiore, tessevo legami con la luce — presenza viva, ma intangibile.

    Oggi la tela diventa il luogo in cui tento di fissare quella soglia: il ricordo della mia prima esperienza di trascendenza, quel contatto con qualcosa che sfugge al linguaggio. È un viaggio intimo nel tempo, in cui la luce non è più solo un fenomeno naturale, ma un interlocutore silenzioso capace di aprire porte verso mondi interiori.

    “Chiudevamo le imposte
    sui meriggi infuocati d’agosto.
    Ardeva intorno la grande estate.”
    Lucia Serra

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