Paesaggi liberi è una celebrazione del flusso vitale, quello completamente libero che abbiamo tutti dentro. Questa é la clebrazione della vittaoria di questo flusso sulle frontiere.
Una serie di ritratti che assume come soggetto frammenti di muri di cemento: superfici mute, erette come barriere e confini, che raccontano una storia di separazione ma anche di perdita. In Liguria, questi muri sostituiscono gli antichi muretti a secco, frutto di una sapienza tramandata per generazioni e oggi quasi scomparsa. Dove un tempo le pietre venivano posate con cura dagli anziani, in un equilibrio di tecnica e intuizione, si custodivano rifugi di biodiversità.
Le lumache — un tempo abitanti silenziose di quei microcosmi minerali — stanno progressivamente scomparendo a causa dell’uso indiscriminato di fertilizzanti chimici. Eppure, sui pochi frammenti rimasti, questi piccoli esseri tracciano il proprio passaggio, lasciando linee sinuose che evocano mappe celesti: labirintiche costellazioni che trasformano il muro in paesaggio, la superficie in racconto.
L’opera mette in dialogo natura e artificio, passato e presente, rivelando come il tempo e la vita riaffermino la loro presenza anche negli spazi alterati dall’intervento umano. Su queste superfici — testimonianze di ciò che divide e di ciò che si dimentica — la natura inscrive la sua rivincita, tessendo una geografia fragile e poetica che resiste all’oblio.
Un invito a guardare dove non guardiamo più, a riconoscere la bellezza nascosta nelle crepe della memoria, nei segni minimi che ancora raccontano.



















