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Reflex è una performance presentata il 4 ottobre 2017 al MACRO Testaccio – La Pelanda (Roma), che indaga la frontiera invisibile dell’Europa in Libia e il modo in cui, una volta consapevoli, reagiamo alla violenza e alla limitazione della libertà.
Dopo due anni di lavoro con rifugiati a Ventimiglia, l’artista raccoglie testimonianze di sopravvissuti alle torture in Libia e decide di portare in scena ciò che resta spesso nascosto: l’esternalizzazione dei confini europei, dove accordi politici mirano a impedire ai migranti di attraversare il mare.
In scena, quattro video-interviste raccontano la durezza del passaggio in Libia. Di fronte a queste voci, l’artista ripete per 31 volte — quante le nazioni firmatarie del Regolamento di Dublino — una sequenza fisica: frusta la propria schiena, tenta di correre, cade, torna al punto di partenza, come imprigionata da una catena. Un gesto rituale che si ripete, incarnando insieme vittima, carnefice e spettatrice.
Il pubblico è parte integrante dell’opera, richiamato a confrontarsi con la propria posizione attraverso il riflesso di uno specchio, mentre il sound designer Max Wayne elabora dal vivo un paesaggio sonoro che amplifica tensione e presenza.
Reflex è realizzato con il patrocinio di Amnesty International Italia.



















